poesia

Nel sonno

Ho sognato che cercavo una cosa,
nascosta chissà dove oppure persa
sotto il letto o le scale,
all’indirizzo vecchio.

Rovistavo in armadi, scatole e cassetti,
inutilmente pieni di cose senza senso.

Tiravo fuori dalle mie valigie
gli anni e i viaggi compiuti.

Scuotevo fuori dalle tasche
lettere secche e foglie scritte non a me.

Correvo trafelata
per ansie e stanze
mie e non mie.

Mi impantanavo in gallerie
di neve e nell’oblio.

Mi ingarbugliavo in cespugli di spine
e congetture.

Spazzavo via l’aria
e l’erba dell’infanzia.

Cercavo di fare in tempo
prima del crepuscolo del secolo trascorso,
dell’ora fatale e del silenzio.

Alla fine ho smesso di sapere
cosa stessi cercando così a lungo.

Al risveglio
ho guardato l’orologio.
Il sogno era durato due minuti e mezzo.

Ecco a che trucchi è costretto il tempo
dacché si imbatte
nelle teste addormentate.

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musica

Corto circuito

Nel tempio maledetto della mia memoria ci sono alcuni punti oscuri che non ho sbrogliato ancora: vortici, buchi neri nel mio passato che cancellano, risucchiano tutto ciò che è stato.
C’è una parte di me che sa benissimo cosa è successo, l’altra fa finta di niente per poter vivere lo stesso.
Ma guarda un po’ che fatto strano, quali mostri è in grado di creare il cervello umano.
Mi sembra di vedere dottor Jekyll arrivare da lontano: “vuole la mia mano…?”
La realtà è evanescente e come lei niente, ma i sentimenti restano condensati dentro l’aria come nuvole che attendono di partorire, gravide
come il mio passato, e qui mi perdo ma una cosa resta: io preferisco il cuore alla testa.